La biopsia prostatica fusion RM: complicanze

La biopsia prostatica fusion RM: complicanze

 

La biopsia prostatica fusion RM come ogni metodica diagnostica, anche se minimamente invasiva, non è esente da complicanze. La complicanza più frequente della biopsia prostatica fusion è la macroematuria ossia la presenza di sangue nelle urine per alcuni giorni dopo l’esame. Questa situazione si risolve facilmente e spontaneamente, nei giorni successivi alla biopsia prostatica fusion, aumentando l’introito quotidiano di liquidi. Altra possibile frequente complicanza della biopsia prostatica fusion è l’emospermia ossia la presenza di tracce di sangue nel liquido seminale. Questo non deve assolutamente destare preoccupazione anche se si protraesse per alcune settimane. Molto più temibile invece è una infezione della prostata o prostatite. Questa può avvenire quando la biopsia prostatica fusion viene eseguita per via transrettale e pertanto c’è un passaggio di germi dal retto alla prostata. E’ necessaria una cura antibiotica prolungata al fine di eradicare l’infezione. Altra conseguenza possibile della biopsia prostatica fusion è la ritenzione urinaria. Infatti qualora il paziente presenti una prostata molto ingrossata e severi disturbi urinari è possibile che dopo la biopsia prostatica fusione la ghiandola si gonfi per l’edema dei tessuti e ostacoli il deflusso normale dell’urina al punto che il paziente non riesca più a urinare. In tal caso sarà necessario mettere transitoriamente un catetere vescicale e somministrare degli antinfiammatori.

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