Endometriosi

endometriosiSe ne parla ancora poco, se ne sa poco, di certo è una delle malattie fonti di più grosso disagio per il sesso femminile: l’endometriosi questa sconosciuta. Frequente ed invalidante è una malattia cronica che causa forti dolori e a volte anche infertilità. Si stima che circa il 10% delle donne in Europa sia affetto da endometriosi e che dal 30% al 40% dei casi di infertilità femminile sia dovuto ad essa.  In Italia le donne con diagnosi conclamata di endometriosi sono almeno 3 milioni, addirittura 1 su 2 nella fascia di età che va dai 29 ai 39 anni .

Uno dei principali problemi relativi all’endometriosi è la difficoltà di diagnosi: molto spesso si giunge alla diagnosi corretta dopo innumerevoli cicli di visite ed indagini. I crescenti dolori associati al ciclo mestruale vengono considerati fisiologici e gli approfondimenti terapeutici vengono posticipati. La cosa più sorprendente è proprio questa: il tempo medio di diagnosi dalla comparsa dei primi sintomi (tipicamente in età giovanile) è mediamente superiore ai 10 anni. Questi numeri ci danno una idea ben chiara della ampia diffusione di questa malattia e di quanto ben poco se ne parli oggi.

Che cos’è allora l’endometriosi?

Questa alattia prende il nome dall’endometrio che è il tessuto il quale normalmente riveste la parte interna dell’utero. Qualora questo abbia origine in maniera anomala in altri organi del corpo femminile (ovaio, tube, peritoneo, vagina, intestino, ecc) in quel caso si parla di endometriosi. La formazione in altre sedi di questo tessuto ectopico (cioè non nell’organo di cui è proprio) determina lì dove insorge sanguinamenti interni che danno il via ad una cascata di eventi. Pertanto ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell’endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento comporta un’infiammazione ripetuta dei tessuti circostanti alle quali fa seguito  la formazione di tessuto cicatriziale e di conseguenti aderenze tessutali.

Ma quali sintomi essa provoca nelle donne che ne sono affette?

Il dolore pelvico-addominale è il sintomo principale dell’endometriosi (presente nel 60% dei casi circa) fino ad essere invalidante soprattutto durante il ciclo mestruale e/o durante l’ovulazione e all’evacuazione. Quando lo stadio di endometriosi porta ad un aumento importante del tessuto, può aversi l’infiammazione e l’infezione causata dalle isole endometriosiche. Altri sintomi, non meno significativi, sono: la dispareunia (il dolore durante l’atto sessuale),  l’ affaticamento cronico, la colite, periodi di stitichezza alternati a diarrea. Questi ultimi sintomi vengono spesso confusi con la sindrome del  colon irritabile, anche se nel caso dell’endometriosi la cadenza della sintomatologia presenta un andamento tipicamente ciclico, in quanto legato, come abbiamo detto, alle fasi ormonali del ciclo mestruale.

I sintomi sono molto vari e sono chiaramente legati alla sede nel quale il tessuto endometriosico si viene a formare. Infatti talvolta l’endometriosi è riscontrabile anche in sede intestinale e vescicale, sui legamenti utero sacrali, nel setto retto vaginale, nelle tube. Nel caso di endometriosi vescicale, i sintomi sono quelli tipici della cistite senza che risultino infezioni a carico della vescica.

La paziente può manifestare inoltre alterazioni del ciclo mestruale quali menorragia (mestruazioni abbondanti), metrorragia (la perdita di sangue al di fuori delli mestruazioni) e la dismenorrea.

 

E come si può fare diagnosi di endometriosi?

La diagnosi fortunatamente può essere fatta con metodiche non particolarmente invasive. Innanzitutto occorre eseguire una anamnesi approfondita della paziente che deve descrivere in maniera precisa ed accurata tutti i sintomi e la loro modalità di insorgenza. Successivamente vanno eseguiti degli esami del sangue specifici alla ricerca dei marcatori della malattia quali il CA-125 ed il CA-19.9. Qualora tali esami risultino positivi è utile che la paziente esegua inizialmente una ecografia pelvica tramite la quale è possibile constatare una retroversione uterina fissa (da aderenze che vincolano l’utero alla pelvi) o un altro quadro tipico, quale la “cisti ovarica cioccolato” (dovuta ale manifestazioni emorragiche nel tessuto endometriosico). L’esame principe per avere una certezza resta attualmente la Risonanza magnetica nucleare che è il più adatto a identificare possibili alterazioni dei tessuti molli che costituiscono gli organi interni del corpo umano.

 

Ma è possibile curarla? Di endometriosi si guarisce? Con quali farmaci?

 Purtroppo terapie definitive per la cura dell’endometriosi a tutt’oggi non sono ancora state trovate.

La pillola contraccettiva, composta di estroprogestinici combinati, è la terapia attualmente più diffusa. Essi tuttavia possono dare effetti indesiderati quali nausea, cefalea, secchezza vaginale, calo del desiderio. Altri farmaci usati sono gli antagonisti del GnRH che frenano lo sviluppo dell’endometrio provocando una menopausa artificiale. Questi però sono causa dei classici effetti della menopausa: vampate di calore, aumento di peso, sudorazione notturna, irritabilità, perdita di calcio. Alle volte vengono utilizzati anche gli androgeni, per la loro capacità di antagonizzare l’azione degli estrogeni e del progesterone. Di recentissima introduzione tra i presidi terapeutici è il Dienogest (commercializzato in Italia con il nome di Visanne).

Nei casi più gravi può essere necessario ricorrere ad una terapia chirurgica  la quale ha lo scopo di rimuovere tutte le isole endometriosiche ectopiche. Se possibile ed indicato viene utilizzata la tecnica laparoscopica mini-invasiva con la quale si praticano sull’addome 3-4 piccole incisioni di circa 1 cm di dimensione attraverso le quali vengono introdotti gli strumenti chirurgici dedicati. Questa tecnica offre numerosi vantaggi: la degenza in ospedale si riduce, la convalescenza è indolore, la ripresa è rapida e le cicatrici sono poco visibili. Essendo una tecnica difficile ed alquanto complessa essa va praticata in centri altamente specializzati in questo tipo di chirurgia dove è presente personale qualificato e dedicato.

 

Si può fare prevenzione?

Recentemente è stato suggerito ed in parte confermato da alcuni studi che una corretta alimentazione possa ridurre fino al 40% il rischio di sviluppo della malattia. Tutti gli alimenti ricchi di estrogeni sono assolutamente da evitare per una donna con diagnosi di endometriosi. Al bando pertanto le carni rosse, la soia ma non possiamo certo eliminare tutti gli alimenti che ne contengono anche quantità non elevate come alcuni frutti (mele, papaya, ciliege, ecc) e legumi vari.

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